GIOVANNA CORDER

«Condividere la propria esperienza di malattia con altri che l’hanno vissuta è fondamentale, meglio di qualsiasi medicina». "Respirerò ancora": la testimonianza di Giovanna Corder

Vicepresidente dell’Unione Trapiantati Polmone di Padova, Giovanna Corder è prima di tutto una donna che ha incontrato due volte nella vita la fibrosi polmonare idiopatica e l’ha sconfitta. Una testimonianza preziosa per quanti combattono contro questa e altre malattie ma anche per quanti, anche medici, ancora non conoscono l’IPF.

«Condividere la propria esperienza di malattia con altri che l’hanno vissuta è fondamentale, meglio di qualsiasi medicina». A parlare è Giovanna Corder, autrice del libro autobiografico Respirerò ancora, in cui racconta la sua storia personale con la fibrosi polmonare idiopatica, sconfitta nel 2003 grazie a un trapianto di polmone. Giovanna ha incontrato la prima volta la malattia negli anni ’80, quando viene diagnostica al padre che purtroppo si spegnerà proprio a causa della fibrosi polmonare idiopatica, non potendo allora contare neppure sul trapianto d’organo. Nel 1997, però, l’IPF torna nella vita di Giovanna, colpendola direttamente a soli 37 anni. Una storia che si ripete, ma questa volta con un lieto fine, perché entrata in lista d’attesa per il trapianto nel 2002, ha ottenuto l’organo nel 2003, tornando finalmente a respirare.

Perché la scelta di raccontare la propria storia in un libro?

Era un sogno che custodivo da tempo, perché è una storia bella, a lieto fine, che può far capire che anche i momenti più duri possono essere superati e portare conforto e speranza a chi si trova a combattere contro la “nostra” malattia, ma un po’ contro tutte le malattie “brutte”. Quando ho cominciato a contattare tramite Facebook tante persone con i miei stessi problemi mi sono accorta che riuscivo ad essere di conforto, probabilmente grazie anche al mio carattere giocoso: credo che condividere le proprie paure con chi le ha già vissute sia fondamentale e meglio di qualsiasi medicina.

Come è stato scoprire di avere la stessa malattia che le aveva portato via suo padre?

Il momento della diagnosi è stato un trauma tremendo: ho rivisto il percorso che aveva fatto mio padre, che probabilmente era stato uno dei primi casi diagnosticati negli anni ’80. Mi è tornato alla mente il suo calvario e quando poi io sono peggiorata, la paura che ho vissuto è stata tanta.

Questo almeno le ha “facilitato” la diagnosi?

Le prime avvisaglie della malattie le ho avute nel 1994, quando ero incinta di mia figlia: ma mi fecero una radiografia e dissero che era una bronchite trascurata. Solo nel 1997, grazie anche al primario di Treviso, cui devo la vita, ho tutti gli esami compresa la biopsia e mi è stata diagnosticata una IPF “da manuale”, tanto che quando andavo a fare gli esami per entrare in lista d’attesa i medici avevano il “codazzo” di praticanti e il mio torace era oggetto di auscultazione da parte di ciascuno. Però le stesse parole che hanno detto a mio padre nel 1980 quando gli hanno diagnosticato la malattia le hanno dette a me nel 1997, aggiungendo che per me c’era la possibilità del trapianto e che quando lo avrei fatto sarebbe stato come bere un bicchiere d’acqua. E quello mi consolava un po’, ma per il resto vagavano nel nulla come 17 anni prima.

Come ha vissuto l’attesa del trapianto e l’intervento stesso?

Il trapianto è stato stupendo, ho avuto un solo polmone, ma, grazie anche a un pizzico di fortuna, l’intervento è andato benissimo, non ho avuto rigetto, e già al risveglio ho sentito una forza dentro di me, indescrivibile. E sono riuscita ad affrontare anche un anno con il citomegalovirus. Ma non avevo più paura: sapevo di aver passato la burrasca e per me quello ormai era solo un piccolo temporale. L’attesa non è stata una passeggiata, ma il trapianto è stata un’esperienza meravigliosa e, sembra paradossale, ma sono contenta di averlo vissuto. Vivi emozioni indicibili, che sperimenta solo chi ha potuto conoscere anche il pensiero della morte. E per me sono fortune. Nella durezza degli eventi sono riuscita a trovare la positività della cosa: quello che ho vissuto l’ho accettato e l’ho visto come un disegno di un riscatto nei confronti della malattia che si era portata via mio padre. La Settimana Mondiale della Fibrosi Polmonare Idiopatica sarà una grande occasione per puntare i riflettori sulla malattia. È fondamentale informare, soprattutto i medici di base, così si può prendere in tempo la malattia, almeno per entrare presto in lista d’attesa. I chirurghi trapiantologi, infatti, spingono gli pneumologi a mandare i pazienti in lista d’attesa non quando sono allo stremo, ma quando la loro condizione può ancora permettere di poter affrontare un trapianto. Anche noi trapiantati dobbiamo parlare in mezzo alla gente, essere orgogliosi di aver avuto il trapianto e sensibilizzare la donazione d’organi.

Quale messaggio vuole dare a chi sta combattendo contro l’IPF?

Crederci sempre. Anche io ho vissuto momenti terribili di angoscia e di buio, che fanno paura, nei quali ti sembra di cadere nel vuoto con gli occhi bendati, ma si riemerge sempre, ce l’ha si può fare. Credere nel progresso scientifico, sperando che trovino il modo di addomesticare la “bestiaccia nera”, e credere nel trapianto: anche se non è garanzia di soluzione, crederci aiuta a affrontarlo al meglio. La vita attraverso il trapianto ci dà una seconda chance, che non va sprecata, anche nel rispetto di chi ha diagnosi infauste senza soluzione.


In occasione della Settimana Mondiale della Fibrosi Idiopatica, Giovanna Corder presenterà il suo libro il 23 settembre, a Modena, alle ore 16 presso la libreria Feltrinelli

SCHEDA DEL LIBRO "RESPIRERO’ ANCORA"
Di Giovanna Corder, con Claudio Basso - Enjoy Edizioni

Respirerò ancora è la storia vera di Giovanna: una donna, una madre alle prese con il dramma della malattia polmonare, la stessa che anni prima le ha portato via il padre, personalità di spicco del mondo politico trevigiano. Un trapianto di polmoni è l’unica speranza per poter restituire a Giovanna la sua vita e la sua famiglia, quella possibilità che il progresso non ha potuto offrire al suo amato genitore. Sarà solo un Angelo, venuto in suo soccorso dal cielo, assieme al lavoro eccezionale di un’equipe medica a rendere possibile l’impresa. La vicenda si svolge tra le città di Treviso e Padova, con una Torino un po’ magica e misteriosa evocata sullo sfondo tra sogni, speranze ed eventi tragici. La figura di un’altra donna, defilata ma essenziale, apparirà a dare un senso e una svolta alla vita di Giovanna. I loro due destini si incroceranno in un momento cruciale, supremo, sublime, dove morte e vita saranno due facce della stessa medaglia. Questo libro può essere considerato un vero e proprio “manuale di sopravvivenza” per chiunque si trovi a lottare contro una malattia grave: una guida spirituale, più che medica, che invita a non arrendersi mai, a continuare a sperare, con la fiducia nel profondo del cuore che il tunnel è ormai alle spalle. Giovanna Corder ha quarantanove anni. Sposata, vive a Treviso col marito e la figlia ora diciottenne. Ha insegnato danza classica per molti anni, prima in provincia, ad Arcade, e successivamente a Treviso. Ammalatasi di fibrosi polmonare idiopatica, dall’aprile 2003 vive grazie ad un trapianto polmonare. Claudio Basso è nato nel 1956 a Militello (Catania) e dal 1984 abita a Torino, dove ha lavorato come funzionario vendite per alcune aziende. In Sicilia ha collaborato con varie testate giornalistiche e le prime televisioni private. Nel gennaio 1999, in seguito alla diagnosi di fibrosi cistica in stato avanzato, gli viene effettuato il trapianto dei polmoni. Tutti i diritti d'autore verranno devoluti all' Unione Trapiantati Polmone di Padova - Associazione Onlus